sabato 6 aprile 2013

GENTILONI NUOVO SINDACO DI ROMA?

cari tutti,
ciao.
domani il PD ha organizzato le primarie per scegliere il candidato sindaco.
E' l'unico partito (a parte 5stelle che lo hanno fatto on-line) che ha deciso di adottare questo strumento per i candidati.....e me ne dispiace perchè secondo me dovrebbe essere obbligatorio per legge!!!

IO APPOGGIO GENTILONI lo so che è un politico "vecchio" ma conosco più d'uno dei suoi e sono tutte persone "fattive" e che cercano di cambiare da dentro il PD.
.....gli altri per me sono peggio (Sassoli, Marino, Marrone).
In ogni caso poi si voterà.......e la scelta la faremo lì!!


N.B. Chi può votare e come si vota alle primarie.
Si vota dalle ore 8:00 alle ore 20:00 di domenica 7 aprile nei seggi (sedi o gazebo) indicati nell’allegato documento di facile consultazione: basta verificare per Municipio il numero di tessera elettorale e si individua il seggio.
Possono votare alle primarie tutti i cittadini italiani residenti nel territorio comunale (compresi tutti coloro che sono in possesso di permesso di soggiorno) versando una quota di 2 euro. Non occorre la pre-registrazione online.
Possono votare alle primarie tutte le persone che alla data delle primarie abbiano compiuto 16 anni. Bisognerà presentarsi al seggio con la tessera elettorale e con un documento di identità valido.
Sulle due schede i nomi dei candidati a Sindaco e dei candidati a Presidente di Municipio sono già scritti. Pertanto occorre solo fare una croce sul nome prescelto.

Tutte le informazioni su www.romabenecomune.it 

martedì 19 marzo 2013

OSCAR GIANNINO risponde a ZINGALES e commenta l'attuale STATO

Ho ricevuto questa lettera da parte del Coordinamento FARE Lazio, purtroppo non sono riuscito a trovare la fonte (il pc mi s'è impallato) e me ne scuso; tuttavia lo pubblico perchè rappresenta certamente domande condivisibili e amare riflessioni cui ognuno di noi deve dare una risposta....ma quale?

OSCAR GIANNINO risponde a Zingales

Ho letto la nuova esternazione di un fondatore di Fare sulle note vicende intervenute, le mie bugie, e la natura stessa del movimento che abbiamo messo in piedi. Questa volta, non sto zitto. Non ho alcuna intenzione di esprimere opinioni offensive, ma di invitare tutti a usare toni commisurati alla realtà. Preferisco esprimermi per brevi punti, senza annoiare:

- quanto ai fatti, ripeto che personalmente ho dichiarato all'Ansa per primo di non avere titoli accademici, mentre le esternazioni pubbliche di fondatori sono venute dopo. Idem dicasi per la mia decisione di dimissioni.
porsi il problema di come gestire la cosa a cinque giorni dal voto per tentare di contenere il gravissimo danno era un elementare dovere politico, mio per primo e collettivo di Fare poi
- far discendere da questo che Fare sia stato e sia un movimento politico come e peggio di quelli di Berlusconi e Grillo, cioè basati su potere e fideismo personale nel primo caso, e su leaderismo indiscusso nel secondo caso, è assolutamente privo di fondamento. In Fare non c'è potere da gestire, in mesi di campagna elettorale ho detto in pubblico che i fondatori erano migliori di me. Ancora su Panorama due settimane fa, l'unica volta che sono pubblicamente tornato sull'argomento, ho ripetuto che Zingales è una persona di assoluto valore. Allo stesso modo, io ho compiuto errori gravi, ma non rispondo in Tribunale di malversazioni pubbliche o private né di omicidio, come i Berlusconi e Grillo citati
- cosa ulteriormente diversa è affermare sulla base del numero di “I like” su Internet che questa o quella posizione personale sarebbero la vera espressione della base del movimento, perché con questo criterio viene meno ogni fondamento democratico della rappresentanza: vale in un movimento politico, a cominciare dal proprio, come nelle istituzioni
- il punto è che che cosa fare vorrà fare ora, e per il futuro. C'è la base per tenere congressi al più presto. Mi auguro che superino il limite della fase iniziale, nella quale per forza di cose si doveva applicare il principio della nomina dall'alto. Come l'equivoco di fondatori che, senza impegnarsi direttamente in Italia, hanno ritenuto comunque di essere depositari non degli indirizzi programmatici, ma di un giudizio di ultima istanza su ogni passaggio politico
- attenti tutti a un doppio mix fatto di moralismo apolitico e di mitizzazione della rete: il giacobinismo nasce nella storia su questo terreno, il personalismo – non uso deliberatamente la parole “liberalismo”, poiché veniamo da culture diverse – si fonda sul presupposto che c'è differenza eccome tra violazioni personali che non violano leggi e regolamenti, mentre la pura democrazia diretta – oggi attraverso la rete – diventa facilmente strumento nelle mani di leader, se non la si contempera con la democrazia rappresentativa
- infine, resta la mia profonda curiosità di capire come la pensino gli aderenti di Fare sulla politica da condurre: abbiamo impedito al Pdl il premio di maggioranza alla Camera, e su questo non ho visto una parola; Renzi è un speranza per il futuro, ma starei molto attento a puntare su una mera prospettiva di scelta interna del Pd che in campagna elettorale si è rivelato come prima e peggio di prima; Monti è in via di defilamento istituzionale, in Italia o in Europa, e c'è il problema del rapporto con la sua area elettorale; ma innanzitutto c'è un problema di fondo, perché senza una diversa legge elettorale il limite della testimonianza isolata è fortissimo, mentre l'indicazione di un diverso modello elettoral-istituzionale può dare a Fare prospettive diverse; i molti punti di contatto con le tesi M5S in materia di costi della politica e democrazia partecipata non possono evitare l'impossibilità di condividere i fondamenti della loro politica economica, europea e di finanza pubblica.

Tutto questo mentre il Paese è in ginocchio, gli aggravi fiscali automatici che entreranno in vigore quest'anno preserveranno l'avanzo primario ma incrudiranno la recessione, strage d'impresa e disoccupazione.

Buon dibattito congressuale a tutti, dal vostro ultimo modesto aderente.

venerdì 8 marzo 2013

GIANNINO post elezioni....e post mortem


http://news.panorama.it/politica/elezioni-2013/Oscar-Giannino-master-laurea?utm_source=twitter&utm_medium=social&utm_campaign=tweet

di Andrea Marcenaro

Fare per fermare il declino: 0,9 per cento al Senato, 1,1 alla Camera dei deputati. Ormai è andata. Male.
Oscar Giannino, prego, si allunghi sul divano e stenda bene le gambe, ecco, così, possiamo cominciare.
Il vero problema non è coricarsi, è alzarsi.
Altro che salvare l’Italia dal declino, si tratta di salvare Giannino. E non è detto che l’operazione non si riveli più complicata.
Il problema non è salvare me stesso.
Abbiamo visto due film diversi?
No, sempre quello.
E dunque?
Stabilito che è totalmente compromessa la mia credibilità pubblica, vorrei sapere cos’ho fatto della mia vita.
Sembra che ne abbia sfregiato una parte.
Al di là dello spaventoso gioco che penzola sulla mia testa, i titoli accademici non mi hanno mai interessato e non sono mai stato attratto dalla vita accademica.
Non sembrerebbe questo il problema.
Invece lo è.
In che senso?
Sono diventato uno che non vale niente, che ha sempre millantato. La verità è che sono stati gli altri a riconoscermi capacità e competenze. Sono piombato in un incubo dove d’improvviso devo riabilitare quello che ho fatto, detto e scritto.
Scusi, Giannino, lei non deve riabilitare quello che ha fatto o scritto, ma se stesso per gli abiti fasulli con cui ha avuto la leggerezza di rivestirsi. Si chiamano bugie.
Me ne rendo conto benissimo. Però la domanda è un’altra: posso o non posso, una volta sottolineate le mie bugie su lauree e master, continuare a esercitare la professione che faccio da una vita?
Sarà ovviamente più difficile.
Se quello che scrivo non varrà mai più e non interesserà più, il problema è risolto: sono un uomo morto.
Morto?
Cosa dovrei fare a 52 anni, dopo 32 di lavoro nello stesso ambito?
Si può cambiare vita. Trovi il modo di mettere a frutto l’errore.
Questo è il bello: non ho fatto quell’errore per metterlo a frutto. È difficile spiegare. Per provarci bisognerebbe andare a ciò che ha scritto Stefano Folli, quando ha detto che ci vorrebbe uno psicologo.
Ci avviciniamo alla questione.
Si riferiva alla vicenda dello Zecchino d’oro. Con quella cosa ci ho scherzato una vita, ma ho cantato davvero Belinda innamorata alle selezioni.
Il Mago Zurlì nega.
Sembra una questione cruciale. Zurlì neghi quello che vuole.
Torniamo allo psicologo.
Folli mi vuole bene. Mise quell’inciso dopo aver detto che le idee di Giannino vanno comunque salvate perché restano giuste.
L’inciso era rivelatore. 
Non riesco a concepire di avere bisogno di uno psicologo. Ho sempre combinato i miei pasticci giocandoci sopra. Mai speculandoci.
Mentre, buon peso, si esponeva anche in politica. Forse ce ne vogliono due, di psicologi.
Non pensavo di candidarmi. Credevo che lo avrebbero fatto i miei compagni d’avventura. Quando mi sono reso conto che la candidatura diventava obbligatoria, li avvisai: guardate che mi gioco tutto. Sapevo di quelle piccole bugie. E ai miei occhi era evidente che sarebbero diventate un enorme macigno. Cosa avrei dovuto fare? Dire la verità nel giorno della candidatura?
Lei che pensa?
Può darsi. Non me la sono sentita. Non l’ho fatto.
Lo psicologo non si appassionerebbe tanto a quel suo tentennamento, piuttosto al motivo da cui il problema era nato, trascinandosi per anni.
Capisco.
Insomma, Giannino, così dada e tanto spregiudicato, così indifferente all’idea di dare scandalo, non poteva vivere senza indossare l’abito sobrio del plurilaureato con master relativo.
Ho una tendenza insopprimibile a recitare in pubblico la parte del Julien Sorel.
Del cacciatore di dote che cambia vestito a seconda delle opportunità sociali, delle idee che conviene sposare lì per lì.
Solo che io non sono in quel modo, sono il contrario del cacciatore di dote. Non cambio idea per convenienza. I miei titoli accademici mi sono stati appiccicati da altri, convegno dopo convegno, articolo dopo articolo. Ho lasciato fare e me ne sono compiaciuto, questo sì. Anche nel racconto pubblico. Ma senza mai usarli.
Usati o no, lei non è convincente. Vogliamo azzardare un complesso d’inferiorità nei confronti del mondo che frequentava?
Gli anni in cui me ne andai di casa furono difficilissimi. Avevo 18 anni. Lavoravo nel Partito repubblicano, un ambiente di teste eccellenti. E avvertivo in maniera drammatica l’impossibilità che anche la mia testa venisse misurata. Studiavo la notte senza andare all’università. Avevo il bisogno di essere riconosciuto e non possedevo titoli accademici.
Ricorda il giorno in cui decise di iniziare la recita?
È avvenuto nel tempo, nei convegni che si susseguivano, nell’istante topico e ripetitivo in cui bisognava presentare alla platea quel tal Giannino. Un po’ immaginavano gli organizzatori, un altro po’ caricavo io. Poi mi ci sono adagiato sopra. L’errore è stato dirmi: adesso ce l’ho fatta. Senza quel titolo ero sicuro che sarei stato ascoltato in maniera distratta.
Si chiama complesso d’inferiorità?
Ero vittima di un complesso d’inferiorità intellettuale. Loro erano titolati. Non ne condividevo magari le idee, ma era fuori discussione che gli altri avessero titolo per esprimerle e io nessuno. Aggiungo una precisazione…
Prego.
È ancora così.
Cioè?
Nel mondo dei giornalisti economici, nel milieu che io frequentavo, tutti sono titolati o accademici, chi non lo è viene ascoltato con qualche sufficienza.
Conseguenze formali e sostanziali di quella stessa laurea il cui valore legale si vorrebbe abolire?
Esattamente.
Approfitti del guaio che le è capitato, cambi subito lavoro.
Il mio mi piace e non so fare altro.
Non è vero. Scriva la storia della sua vita, lauree e tutto, Zurlì e zecchini, per una pièce teatrale magari, chiami Renzo Arbore, la butti in vacca. Abbandoni quei numerini e quella noia mortale del fiscal compact, l’Irap, l’Irpef.
Sono affezionato all’idea che le cose messe in cantiere con Fermare il declino possano andare avanti, superando l’enorme danno portato da me.
Niente Giannino, niente leader, niente Fermare il declino.
Le persone che ne fanno parte sono bravissime, resisterà e crescerà.
Chiamo un altro psicologo?
Non è una setta che dipende da un guru.
Rimarrà a Radio 24?
Ho un contratto che scade a maggio, vedremo. E vedremo, alzando le asticelle, o arretrandole, se qualcuno vorrà avvalersi di quel che so fare. O se tutto verrà cancellato da quelle maledette lauree inesistenti.
Le sono venute meno solidarietà umane importanti?
Diciamo in questo modo: sono catafratto. Ma sa, chi ha vissuto tra il ’93 e il ’94 in un partito della Prima repubblica ne è uscito notevolmente ispessito. Non mi aspettavo niente di diverso per me.
Mi rivela il nome del suo sarto?
Vuole rovinare anche lui?
Veste più sobriamente, o sbaglio?
Sbaglia.
Quasi quasi oggi sembra Mario Monti.
Vado a cambiarmi.
Eccentrico comunque?
Si tranquillizzi.
So che il senatore Bruno Visentini, prestigiosa figura del suo Pri da giovane, le ripeteva spesso: hai sbagliato ad anteporre la politica agli studi. Adesso gli dà ragione?
Forse l’aveva, ma non rimpiango niente.
Il professor Luigi Zingales l’aveva avvisata che avrebbe denunciato la sua bugia?
No.
Lui dice di sì.
Non mi ha avvisato e non mi ha parlato.
Se è vero, una piccola vendetta lei se l’è già presa: il professore dovrà restare a Chicago?
Zingales è un uomo di grande valore.

giovedì 28 febbraio 2013

ed ora......che FARE?

Ciao a tutti.
FARE ha perso....ed ha perso malamente tanto più perchè aveva i numeri per essere ora in Parlamento e dire la sua.

Come dico sempre ai miei (figli e collaboratori)...le bugie non pagano! ...e noi ne siamo stati vittime!

tuttavia alcune note positive ve le voglio evidenziare:

  1. 1,2% (o giù di lì) sono molto probabilmente voti levati al PDL (oddio un pò anche al PD ma ben pochi secondo me), perciò è stato un piccolo tassellino della NON vittoria della dx prima responsabile dello sfascio economico e culturale del Paese.
  2. I voti per FARE nella 2a circoscrizione di Roma alla Camera sono stati il 2,56% cioè più del doppio del risultato nazionale, quasi il triplo del risultato romano (0,98%). GRAZIE!!
  3. Dalle elaborazioni (discutibili) fatte dalla differenza tra Camera e Senato, ben il 11,49% degli elettori giovani (18-24 anni) hanno scelto FARE. Anche depurando questo dato del 50% per il voto disgiunto di chi al senato ha voluto dare la maggioranza ad un "partitone", risulta comunque che in 2a circoscrizione il 6% dei giovani hanno votato FARE.


Io credo proprio che questo dipenda dallo sforzo che i nostri figli (e per me Elena e Federico ma anche Michele che ci ha sopportato nelle infinite discussioni e confronti....) hanno compiuto nel cercar di capire e di scegliere, anche coinvolgendo i propri amici. GRAZIE!!

Per me questo in particolare è motivo di orgoglio e spero che siamo - tutti quanti - riusciti a mettere un "semino" o almeno un "tarlo" di attenzione alla politica nei nostri figli che dovranno scegliere consapevolmente il loro futuro.

GRAZIE MILLE A VOI TUTTI PER L'AFFETTO ED IL SOSTEGNO CHE MI AVETE DATO.

e adesso....??? .....Comunali aspettaci....ma.....in che forma? .....con quale programma?...con chi?
Vi farò sapere.....il Comitato Panama è agguerritissimo...fatemi sapere se volete venirci.
ciao ciao

sabato 23 febbraio 2013

FARE Boldrin

Video di BOLDRIN su FARE e Giannino
se avete un pò di pazienza di ascoltare...questo resta lo spirito di FARE (fa pure rima eh eh eh eh ...)

http://www.facebook.com/photo.php?v=133034270203506&set=vb.100004908004303&type=2&theater

FARE ancora...

DA SILVIA ENRICO PRESIDENTE DI FARE

http://www.facebook.com/fermareildeclinolazio/posts/457799840940578


Immoderati d’Italia, 

oggi è un buon giorno! Abbiamo dimostrato coerenza nelle parole e nei fatti: siamo un’altra storia, e ancora prima di entrare in parlamento l’abbiamo dimostrato. 

Adesso siamo allo scatto finale: in questi mesi abbiamo dato vita a una rivoluzione meravigliosa. Tutti dicevano che era impossibile ritornare ad affrontare i problemi veri degli uomini e delle donne del nostro Paese. Uomini e donne che per tanti anni si sono allontanati dalla politica. Per tanti anni anche io l’ho trovata vuota, incomprensibile: sembrava un mondo di gente che si parlava addosso, senza preoccuparsi minimamente di quello che serviva veramente fare. Un’intera classe dirigente ci ha traditi, per incompetenza o malafede.

Quando ho letto il manifesto di Fare per Fermare il declino, per la prima volta, ho capito che c’erano risposte concrete, economicamente solide, responsabili. Per la prima volta ho capito che potevo appassionarmi ad un progetto politico.
Se state leggendo queste righe, probabilmente questo è successo anche a voi.

Ci hanno chiamati pazzi, elitari, incoscienti: eppure in questi mesi uno sparuto gruppo di visionari si è trasformato in un esercito di persone eccezionali, disposte a sacrificare tempo, energie, vita personale per una rivoluzione che ci dicevano impossibile.

Eppure siamo qui, oltre settantamila attivisti e centinaia di migliaia di persone che ci stanno sostenendo in tutta Italia.
Persone meravigliose che ho conosciuto, in queste settimane, nei gazebi e nelle piazze a raccogliere il doppio delle firme che, ci dicevano, non avremmo mai raccolto. Negli incontri pubblici, nei comitati della mia Liguria, ed in quella meravigliosa esperienza collettiva dell’AntiMeeting.
Ci avevano detto che era una rivoluzione impossibile: noi l’abbiamo fatta. Dobbiamo portarla a compimento, con il voto e, forse soprattutto, dopo il voto.

Vorrei ringraziarvi tutti, uno per uno, ma il mio ringraziamento non è importante: vi chiedo invece di continuare a lottare.
Insieme possiamo essere eroi. Possiamo cambiarlo, questo Paese bellissimo e maltrattato. Possiamo dare maggiori opportunità a chi è rimasto ai margini, possiamo costruire un futuro migliore per i nostri figli.
Il 24 ed il 25 febbraio, scegli di Fare la rivoluzione. Vota Fare per Fermare il declino.
E sarà solo l’inizio, per un Paese che può e deve ancora credere nel suo futuro.

Silvia Enrico

giovedì 21 febbraio 2013

malgrado tutto.....io continuo a FARE

Dopo l'invito sono finalmente arrivati un pò di commenti su questo blog....il più sono parolacce dopo che Giannino e Zingales hanno fatto "scoppiare" la bomba.

L'ho già scritto e lo ripeto I VALORI DI FARE, RAPPRESENTATI DA PIU' DI 70.000 ADERENTI PRESCINDONO DAL PORTABANDIERA.
La motivazione di tanto entusiasmo nel CREARE UNA PROTESTA COSTRUTTIVA stà nella necessità di iniziare una nuova strada per far RIPARTIRE IL PAESE, per noi e - soprattutto - per i nostri figli.

Ho rispetto - ma proprio non condivido - chi ritiene che il movimento di Grillo incarni una protesta migliore della nostra (spero non si attiverà il solito "shopping" berlusconiano in Parlamento...).
Ho rispetto - ma proprio non condivido - chi crede che appoggiando i vecchi (o falsi nuovi) partiti incanali il Paese verso una "ricostruzione" generale (ricordiamoci questi ultimi 20 anni....ed a quale declino ci ha portati)
Non ho mai creduto che un movimento o partito dovesse incarnarsi nel suo leader, anzi l'ho sempre trovata una feroce limitazione...e così è pure per FARE.

FARE non è Giannino, non è Zingales, non è Silvia Enrico (nuova Presidente dopo le dimissioni di Giannino)....FARE siamo tutti noi e voi che ci abbiamo messo la faccia, il tempo, le emozioni, i ragionamenti, le discussioni, le litigate, i soldi e soprattutto....LA SPERANZA

Dunque....COSA RESTA DA FARE?
Io non ho dubbi!!! siamo solo all'inizio....cominciamo dalla Regione Lazio dove bastano (a Roma) circa 50.000 voti per far entrare in Consiglio regionale un nostro rappresentante e dove VALGONO LE PREFERENZE (a differenza del "porcellum" alla Camera e Senato), e continuiamo alla CAMERA e SENATO dove di voti ne servono di più ma SONO SICURO CHE GIA' LI ABBIAMO.

Un grazie a tutti quelli che nei giorni scorsi, al freddo, hanno tenuto i gazebo o hanno incollato i manifesti per strada, che hanno servito e che ci hanno raggiunto all'OPE' ieri sera ed hanno contribuito (anche monetariamente) alla riuscita di una bella manifestazione dove, malgrado lo "schiaffone" mediatico ricevuto, si percepiva forte la PASSIONE e la TENSIONE POLITICA.

mercoledì 20 febbraio 2013

Ma è visitato questo BLOG?

Ciao,
mi sono posto più volte la domanda se tutti voi seguiate o no questo Blog, infatti i commenti sono molto radi e piuttosto li ricevo da Facebook.
Quindi ho deciso di andare a vedere le statistiche e, con soddisfazione, vi mostro i risultati:

  • Ad oggi il blog ha avuto ben 1842 visite con un picco di 310 il 19 febbraio.
  • Il post più visitato è "da dove viene Oscar Giannino" del 12 febbraio con 410 visite.

Ma la cosa più interessante sono le visite dall'estero, guardate qui sotto.


Visualizzazioni di pagine per paese

Grafico dei Paesi con il maggior numero di persone che visualizzano i blog
VoceVisualizzazioni di pagine
Italia
1560
Stati Uniti
126
Germania
55
Regno Unito
31
Svezia
17
Francia
6
Paesi Bassi
6
Svizzera
5
Belgio
3
Brasile
3



Per concludere vorrei solo ricordarvi di fare i commenti (anche anonimi) qui sul blog, così li possono vedere tutti.

Grazie ancora per ....le visite.

martedì 19 febbraio 2013

FARE un test??...perchè no?

Divertente ma SERIO....ragionateci un pò...vi aiuteràa scegliere..
...guarda un pò sono finito proprio su FARE al 100% (meno male....sennò mi venivano i dubbi!!!)
potete vedere il mio risultato qui

Se invece volete fare voi stessi il test andate a http://politiche2013.voisietequi.it/rispondi/



FARE o disFARE? ...ci vediamo all'OPE' domani??!!


sul fatto di Giannino-Zingales, senza entrare nel merito della questione - che parla da sola da entrambe le parti - voglio ricordare che FARE raccoglie oltre 60.000 volontari che hanno deciso di FARSI SENTIRE a prescindere dal loro portabandiera e che CREDONO in una RIVOLUZIONE CIVILE FATTIVA....e niente e nessuno potrà offuscare questo ideale.

*    *    *
Cari amici, spero di vedervi domani dalle 19,00 in poi all'incontro-aperitivo elettorale, mercoledì 20 febbraio all'OPE' di v. Guidobaldo del Monte 8 (P.zza Euclide) per la presentazione dei candidati FARE al Senato, alla Camera ed alla regione Lazio, organizzato dal Comitato di cui faccio parte.

ciao
Saverio

venerdì 15 febbraio 2013

Voto? Non voto? Chi voto? cosa FARE?

Una interessante discussione che si ripropone ogni volta che incontro qualcuno che mi chiede:
MA E' UTILE VOTARE FARE?
con un pò di tempo a disposizione vi invito a connettervi al link seguente ed a leggere e partecipare.
ciao

http://noisefromamerika.org/articolo/stai-pensando-astenerti-dal-voto-parliamone

Invito a FARE....e bere


Il COMITATO PANAMA invita ad un incontro-aperitivo per FARE 
all'OPE' in via Guidoubaldo del Monte 8, Roma (piazza Euclide) 
per Mercoledi 20 febbraio ore 19.00.

con
Alessandra Baldassari – candidata Presidente alla Regione Lazio
Riccardo Gallo - fondatore e coordinatore Lazio, vice-capolista alla Camera
Ezio Bussoletti – candidato capolista al Senato della Repubblica
Franco Peracchi - coordinatore e redattore programma Lazio

e i canditati del II Municipio, Roma
Alberto Kustermann Kindelan – candidato alla Camera dei Deputati
Michela Mascioli - candidata al Consiglio regionale del Lazio
Saverio Parisi – candidato alla Camera dei Deputati
Loredana Regazzoni – candidata al Consiglio regionale del Lazio
Igor Ubaldi – candidato alla Camera dei Deputati


R.S.V.P faremunicipio2@gmail.com

giovedì 14 febbraio 2013

Eh si!! Quanto costa FARE politica...


Giannino fa il record di sottoscrizioni e doppia i Democratici
Pubblicato: Mer, 13/02/2013 - 14:30  •  da: Redazione di Fermare il Declino
da il Corriere della Sera del 13 febbraio 2013
di Emanuele Buzzi
A un passo dalla meta, con un obiettivo ambizioso sempre più vicino, per scoprire il risultato che non ti aspetti, quello che ribalta le logiche dei sondaggi. Nella corsa alle donazioni, tra i partiti che hanno pubblicato online le cifre per ora ottenute, Fare per fermare il declino è la vera sorpresa. Oscar Giannino e i suoi militanti hanno raccolto finora 1.353.531,75 euro - su un traguardo fissato poco oltre i due milioni -, un'enormità se confrontata con la corazzata Pd (che alla voce «altre erogazioni liberali» dichiara 458.390 euro).
«Ma il Pd ha tra le risorse di cui può disporre pacchi enormi di rimborsi elettorali, che noi rifiuteremo», chiarisce Giannino. Che poi prende in contropiede: «Se mi chiede se sono soddisfatto dico "non troppo", si poteva fare di più. In realtà noi abbiamo deciso di partecipare alle elezioni solo l'8 dicembre e gran parte dei finanziamenti viene da fondatori ed aderenti». «Non autorizzo nessuna iniziativa finché non c'è la copertura finanziaria - spiega il candidato premier -. La nostra è una campagna fatta di piccole cose, ora ho dato l'ok per cento camion vele per gli ultimi giorni».
«La donazione media è di circa 30 euro», spiega il coordinatore alla tesoreria Lorenzo Gerosa. Che specifica: «Solo il 10% dei fondi proviene dai tesseramenti, ci sono state solo una decina di persone che hanno offerto cifre superiori ai diecimila euro». In realtà le donazioni di Fare per fermare il declino sono iniziate a luglio, con la pubblicazione online del manifesto, e si basano, oltre alle libere elargizioni, anche su contributi volontari dei singoli candidati, prestiti infruttiferi, fund raising legato a singoli eventi. E sia Gerosa sia Giannino citano proprio l'anti-meeting organizzato a Milano pochi giorni fa come esempio: «Una manifestazione dove ogni partecipante ha pagato di tasca propria per autofinanziarla».
Cifre alla mano, sondaggi compresi, Giannino ha ottenuto cifre più ingenti dei Movimento 5 Stelle. Beppe Grillo ha lanciato la campagna per le donazioni - obiettivo un milione di euro - solo a fine dicembre, ma fino a ieri sera il leader aveva raccolto 484.272,66 euro da 11.221 persone (circa 43 euro di media). A dire il vero, però, le donazioni per i grillini sono diffuse anche a livello locale (i piemontesi hanno incassato 10 mila euro, poco più di duemila i campani, quasi 13 mila euro nel Lazio) ed è stato richiesto un ulteriore sforzo economico anche ai partecipanti del comizio di chiusura in piazza San Giovanni a Roma.
Diverso, invece, il discorso per il Pd: i democratici possono contare su quasi 58 milioni di euro di rimborsi elettorali e più di 5 milioni in contributi da parte dei parlamentari. Il partito ha deciso di investire per la voce «elezioni, propaganda, comunicazione» 16 milioni di euro e quasi 13 milioni per il personale, contro l'1%o (circa 20 mila euro) previsto da Giannino.

martedì 12 febbraio 2013

Da dove viene OSCAR GIANNINO?


Da IlPost.it

Storia dell'originale giornalista economico che è diventato parte notevole della campagna elettorale 2013

Oscar Giannino è un giornalista economico torinese, che si fa notare nelle sue apparizioni pubbliche per i suoi modi decisi e per il suo abbigliamento stravagante, a voler far caso soprattutto ai dettagli. Ma da qualche tempo è molto spesso in televisione perché poco più di sei mesi fa, alla fine di luglio 2012, ha pubblicato un manifesto intitolato “Fermare il declino” di cui è tra i promotori insieme a diversi altri politici ed economisti, e a dicembre 2012 ha annunciato ufficialmente di essere il candidato premier di un partito politico, “FARE per Fermare il Declino”, che si presenterà alle prossime elezioni politiche fuori da ogni coalizione.
Così adesso non è più tanto per il suo abbigliamento che Giannino attira l’attenzione: le sue doti di competenza economica, linguaggio efficace e trovate estemporanee sono riassunte bene in questo video della trasmissione Agorà di un mese fa circa:
Oscar Fulvio Giannino è nato il primo settembre 1961 a Torino, anche se oggi vive a Milano. Non è sempre stato contro “lo Stato ladro”, spiega: «in gioventù ero keynesiano, programmatore, convinto della superiorità del diritto pubblico su quello privato, penale sul civile. Con gli studi e lavorando, ho cambiato idea». Chi lo conosce ne parla come di un personaggio «dalle molte vite». Nell’ultima, dal 29 giugno 2009 fino a dicembre 2012 ha condotto la trasmissione radiofonicaNove in Punto – La versione di Oscar, su Radio24, durante la quale commentava l’attualità per un’ora (allontanato per “conflittto di interessi”, la trasmissione è condotta oggi da Simone Spetia).
La sigla della trasmissione – la cui conduzione Giannino ha lasciato promettendo di tornare dopo le elezioni, con un’ultima puntata in cui ha gridato «Berlusconi è dovunque» a proposito del conflitto di interessi – conteneva il miagolio di un gatto, dato che Giannino è un grande amante di cani e gatti. Gatti ne ha tre: e volendo raccontare il primo aneddoto sul personaggio, una volta inviò ad amici e colleghi un formale e cerimonioso invito ad una festa di compleanno in un locale di Roma; e quando gli invitati arrivarono, scoprirono che la festa non era per lui ma per uno dei suoi gatti.
Il repubblicano
Nella sua prima vita Oscar Giannino era uno studente del liceo classico “Vittorio Alfieri” di Torino. Andarci era stata una conquista – «ho dovuto pregare i miei genitori in ginocchio», ha detto durante una trasmissione televisiva – e a scuola era uno studente molto brillante. A 18 anni, senza contare le elezioni a rappresentante d’istituto, si candidò per la prima volta in politica alle elezioni comunali torinesi del giugno 1980, al 17esimo posto della lista del Partito Repubblicano nel quartiere San Salvario-Valentino (senza essere eletto). Due anni dopo, nel 1982, pubblicò il suo primo libro, La politica estera della DC: venticinque anni dopo avrebbe scritto quello più famoso, dal titolo più battagliero Contro le tasse. Perché abbattere le imposte si può, si deve, e non è affatto di destra (Mondadori, 2007).
Oscar Giannino ha raccontato di essere stato repubblicano fin «da quando, avevo 14 anni, feci sega a scuola e presi il primo treno per Milano per andare a sentire Ugo La Malfa». Nel PRI fece una carriera decisamente rapida, cominciando dalla federazione giovanile del partito. Nel 1984, quando il PRI era intorno al 4 per cento e faceva parte del cosiddetto “Pentapartito” (l’alleanza di governo della DC con repubblicani, liberali, socialisti e socialdemocratici, al governo per gran parte degli anni Ottanta), Giannino diventò segretario nazionale della federazione giovanile, e a 26 anni, nel 1987, diventò il portavoce di Giorgio La Malfa, segretario del partito. Nel frattempo si era laureato in legge.
Il Giannino di allora – «con un taglio di capelli pseudopunk», ne scrive un articolo del settembre 1993 – era citato come «l’efficientissimo, frenetico braccio destro del segretario» in una cronaca politica dell’epoca; e in un’altra, meno benevola, «impenitente ragazzaccio torinese». Oltre a essere portavoce e membro della direzione nazionale, fu anche caporedattore e poi direttore di fatto della Voce repubblicana, il quotidiano del partito. All’interno del partito era noto per essere uno dei più fedeli sostenitori di La Malfa.
Il primo febbraio 1994, in un periodo burrascoso per il PRI travolto dalla crisi politica seguita alle inchieste per corruzione sui partiti di governo, Giannino rassegnò le dimissioni in modo piuttosto drammatico da portavoce per disaccordo con lo stesso La Malfa, che voleva spostare il partito verso il centro di Segni e Martinazzoli, abbandonando l’alleanza con il centrosinistra e Occhetto.
La rottura con La Malfa non fu facile: un articolo di Repubblica che racconta quelle dimissioni, parla di “un divorzio che sino a ieri sembrava impossibile come il divorzio dalla propria ombra. Dov’era Giorgio, era Oscar. Un portavoce disposto a lavorare dodici ore al giorno, a saltare i pasti, a scrivere due note al giorno per sei anni per esporre la linea del partito su qualunque argomento.” E poi, dando la parola a Giannino stesso, allora 32enne: “Separarmi da Giorgio… dal partito… è stato tutta la mia vita. Con Giorgio ho fatto le vacanze, è stato testimone alle mie nozze… e ora, credo, mi espellerà dal partito. Ieri si è rifiutato persino di darmi la mano. Io lo conosco, sto male, continuo a volergli bene, ma non posso seguirlo”.
Anche Giorgio La Malfa, oggi deputato 73enne, si ricorda del Giannino di allora, che ha descritto così al Foglio qualche settimana fa: «Giannino era più austero di oggi nell’aspetto, leggeva molto, scriveva benissimo, da persona molto intelligente quale è. Negli anni ha sviluppato idee diverse da quelle dell’allora PRI.»Nel 1995, mentre il suo partito era avviato a un’incerta sopravvivenza parlamentare – passò all’alleanza con Berlusconi e attualmente ha un paio di deputati eletti con il centrodestra, tra cui lo stesso La Malfa – Giannino lasciò definitivamente il PRI e la politica. Andò negli Stati Uniti (ha studiato finanza pubblica e d’impresa alla University of Chicago Booth School of Business) e tornò dopo pochi mesi per lavorare come giornalista.
Il giornalista
Dalla fine degli anni Novanta, Giannino scrisse per diversi anni sul Foglio di Giuliano Ferrara, di cui è stato responsabile economico fino al 2004 ma occupandosi anche di altri temi, soprattutto delle guerre americane. Poi ci fu la vicedirezione del mensile Liberal di Adornato, del Riformista e di Finanza&Mercati, per finire con la direzione di LiberoMercato (supplemento di Libero) tra il 2007 e il 2009. Oggi collabora con diversi periodici e quotidiani nazionali, anche se dice che le sue entrate vengono soprattutto da consulenze con banche e aziende. Dal 2009 dirige anche il sitoChicago-blog.it, che è vicino al centro studi liberista dell’Istituto Bruno Leoni.
Chi lo ha incontrato in questi anni ne parla con grande ammirazione per le sue capacità, chiamandolo «un genio» anche in riferimento alla sua competenza in una varietà di campi, dalla storia alla musica classica agli affari militari. Chi lo conosce concorda nel descriverlo come una persona molto generosa e disponibile, per nulla scostante anche se spesso riservato (e quasi misterioso) sulla sua vita privata, a cui piace passare del tempo al ristorante a parlare (anche se mangia pochissimo; però è un grande esperto di vini).
Quanto alle sue idee, il cambiamento dal Giannino braccio destro di La Malfa c’è stato senza dubbio: il suo partito – FARE per Fermare il Declino – e lui personalmente sono praticamente gli unici rappresentanti politici di un’ideologia estremamente liberista e favorevoli a una decisa diminuzione del ruolo dello Stato nell’economia, senza molti compromessi (nel campo dei diritti civili, invece, Giannino si è detto contrario al matrimonio tra omosessuali, favorevole a unioni civili e cauto sull’adozione). Le 10 proposte di FiD si concentrano soprattutto sui temi economici.
Uno dei temi che sono più cari a Giannino, coerentemente, è quello della spesa pubblica italiana. In un video pubblicato a dicembre 2011 ma risalente a qualche mese prima, che era circolato molto in rete ed era stato altrettanto discusso, Giannino aveva analizzato la storia presente e passata del debito pubblico presentando le sue conclusioni su chi fosse il maggior responsabile dei suoi altissimi livelli attuali (anticipazione: i governi posteriori al 1992 e quelli di Berlusconi in particolare).
Giannino ha raccontato più volte di aver rifiutato alleanze con praticamente tutti gli schieramenti politici delle prossime elezioni perché non era disponibile, ha detto, a «barattare le idee in cambio di quattro deputati». Di conseguenza, FiD andrà da solo e dovrà fare i conti con gli sbarramenti dell’attuale legge elettorale, non generosi con chi non fa parte di alleanze (4 per cento nazionale alla Camera, 8 per cento a livello regionale al Senato). Per un certo periodo alla fine della scorsa estate, quando al centro dello schieramento politico c’era un po’ di movimento, sembrò che il movimento di Giannino si potesse avvicinare all’area di Italia Futura, l’associazione di Luca Cordero di Montezemolo; ma durò poco. D’altra parte, se l’impegno in politica di Montezemolo torna spesso sui giornali, poi viene smentito, poi è dato per sicuro, poi ritorna incerto, il giudizio di Giannino su di lui è netto già da anni, da quando era presidente di Confindustria: in un articolo suTempi del maggio 2007, per fare solo un esempio non recente, lo maltrattò parecchio, mettendolo tra i “liberali sedicenti” che da un lato parlano di merito e concorrenza e dall’altro non rifiutano l’aiuto dello Stato per le loro aziende (come la FIAT, di cui Montezemolo è stato presidente).
Nelle sue ultime apparizioni televisive e interviste Giannino ha citato sempre più spesso come obiettivo collaterale della sua candidatura politica il nuocere alla sopravvivenza politica di Silvio Berlusconi (lo stesso Berlusconi lo ha trattato sprezzantemente nell’intervista di martedì a Ballarò): «Sono stufo, come una moglie che per 18 anni viene tradita… Nessuno può sopportarlo, tantomeno un elettore liberale»
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Nel dicembre 2012, Giannino ha raccontato che nel 2003 gli era stato diagnosticato un tumore alla spina dorsale, il motivo per cui da allora utilizza un bastone per camminare. Nello stesso articolo ha parlato dei suoi diversi problemi di salute, iniziati nel 1982 con un adenoma allo stomaco: «La mia vita è scandita da controlli e visite specialistiche, ma ormai ci sono abituato», ha scritto. Anche al Foglio ricordano di sue assenze quasi quotidiane dovute a visite mediche. Giannino è anche attivo, da anni, nel volontariato tra i giovani pazienti terminali all’ospedale San Pietro di Roma (al cui proposito dice: «dopo la mia famiglia, l’arricchimento più profondo che ho avuto in tutta la mia vita»).
Giannino è sposato in seconde nozze con Margherita Brindisi dal 15 ottobre 2011, in una cerimonia civile che è stata officiata dall’allora ministro Giorgia Meloni (oggi a sua volta leader di un nuovo piccolo partito nella coalizione di centrodestra, Fratelli d’Italia): lui era vestito “con una redingote blu elettrico a pois e una tuba Melegari”. La moglie, fatto curioso per l’autore del libroContro le tasse, lavora alla SOGEI, la società di proprietà del ministero dell’Economia che si occupa principalmente delle attività tecnologiche per il sistema fiscale italiano. La spilla che Giannino porta sempre a sinistra sul petto – «sul cuore», dice lui – è l’insegna del Signal Corps degli Stati Uniti, il corpo militare che si occupa delle trasmissioni e delle comunicazioni nell’esercito statunitense. È un ricordo di un amico conosciuto durante il servizio militare e morto in combattimento in Iraq.
Giannino dà una spiegazione molto elaborata di come si veste – abiti su misura, di tagli e «colori stravaganti» (è anche un grande esperto di stoffe e tessuti) -, una sorta di ribellione alla tradizione di grigiore democristiano, con il quale, dice, «la classe dirigente di allora si vestiva dando l’idea agli italiani, che avevano pochi soldi all’epoca, di essere come loro (…) io allora, che non comando nulla, sono dell’opinione che invece bisogna distaccarsi dall’anonimato». Per una questione di libertà personale, per prima cosa, ma anche perché «chi si veste in grisaglia, è lui che comanda»